Kaizen Mental Training Blog

“Fuori dal campo sono sempre stato Earvin, ma in uniforme ero Magic.” Earvin ‘Magic’ Johnson

 

 

 

 

 

 

Lo sport è un mondo fantastico. L’ho sempre pensato e lo penserò sempre, soprattutto ora che collaboro con svariati atleti e squadre sportive.
Trovo molto affascinante notare come molte volte capitino delle cose alle quali non si riescano a dare spiegazioni o motivazioni; ancor più bello è quando non si sa come correggerle in ottica futura.
“Ci sono troppi spettatori oggi alla partita”, “I cori dei tifosi e i loro fischi mi mettono troppa paura”, “Lui mi incute soggezione”, “Non so più eseguire quel gesto atletico”…e via dicendo…

 

 

Ti capita mai di ascoltare una canzone particolare e rivivere immediatamente tutte quelle sensazioni, emozioni e riformulare gli stessi pensieri di quando, quella canzone, l’hai sentita quella volta in quell’occasione speciale e irripetibile? Ti accorgi quanto basti ascoltare le prime note ed i ricordi riaffiorino automaticamente, insieme alle emozioni che vi sono legate. La stessa cosa può accadere se si pensa ad una vecchia fotografia, un posto speciale, un oggetto…
Questo processo viene determinato da quelle che sono chiamate ‘neuroassociazioni’, ossia relazioni che intercorrono nel nostro cervello tra un determinato stato d’animo ed uno stimolo ben preciso.
Siamo tutti d’accordo che le emozioni possono essere contraddistinte per la loro profondità e consistenza: e ogni volta in cui il nostro stato emozionale raggiunge il peak state (livello di picco), negativo o positivo che sia, il nostro cervello agisce come se fosse in una sorta di trance ipnotica. E’ completamente libero dalle  barriere del conscio e autonomo per viaggiare senza freni, inconsciamente, associando il primo stimolo significativo che riceve in quel momento all’emozione stessa.

 

 

C’è una metafora utile a capire meglio questo concetto: diciamo che in fase di picco emozionale il nostro inconscio è come un terreno appena arato e pronto per la semina; gli stimoli che riceviamo in quel determinato momento rappresentano il seme. Una volta in cui l’emozione sarà calmata, il terreno si ricompatterà e,con le dovute cure, farà germogliare il seme che vi è racchiuso.
Come anticipavo poco fa un buon esempio può essere rappresentato dal calciatore che sbaglia un calcio di rigore e si ritrova sommerso nel senso di colpa nei confronti della propria squadra (picco emozionale); i tifosi molto spesso lo copriranno di fischi e boati (seme-stimolo); il cervello automaticamente assocerà fischi e senso di colpa, e da lì in poi ogni qualvolta il calciatore udirà dei fischi entrerà in uno stato d’animo di ansia, disagio e senso di colpa.
Le emozioni (positive o negative) hanno un enorme potere sull’essere umano: associate ad uno stimolo hanno la capacità di rigenerare uno stato e con lui tutte le conseguenze.

 

 

 

E’ il caso, a volte, anche di quando troviamo simpatico o antipatico un compagno, un allenatore…oppure allenatori che sanno come tirare fuori da noi il meglio…capi sportivi che una volta indossati ci liberano una sensazione di sicurezza incredibile…
E tu hai in mente un esempio simile?
E’ l’habitat delle pubblicità e dei pubblicitari. Un volto noto di una attrice ben vista è l’ideale per rigenerare quelle sensazioni piacevoli che ci fa provare lei sei suoi film, e associarla al prodotto in questione: saremo più sbilanciati ad essere portati all’acquisto, non credi?

 

 

 

Tiger Woods, il più grande golfista di tutti i tempi, ogni volta che chiude una buca con un grande colpo stringe il pungo della sua mano e lo porta ripetutamente a sè.
Rafael Nadal dopo uno scambio acceso e determinante concluso con un passante dei suoi, è famoso per esclamare  ‘Vamos!’ mentre stringe il pugno sinistro.
Ognuno di essi sono esempi di ancoraggi. Come i 3 principali sensi, anche le ancore sono legate ad essi: parliamo di visive, auditive e cinestesiche, ovvero legate alle sensazioni. Olfattive e gustative sono più rare.

 

 

 

Ecco cosa può succedere quando non si riescono a dare spiegazioni a performance scadenti o le motivazioni sono insufficienti per spiegare un approccio alla gara negativo.

 

 

Se vuoi accorgerti delle tue neuroassociazioni, assumere il controllo delle ancore che possiedi nel tuo ‘bagaglio’ e renderle efficaci, prendi nota di queste semplici regole e ricorda cos’è necessario:

1) Picco Emozionale: trovarsi in uno stato di picco o ascesa emozionale;

2) Ancora: generare uno stimolo specifico e unico, il gesto deve essere sempre lo stesso ogni volta;

3) Condizionamento: ripetere e ripetere e ripetere il procedimento fino a creare una vera e propria ancora condizionata.

 

 

Un ruolo importantissimo viene qui svolto dal tempismo e dall’intensità emozionale: migliore è il primo e maggiore è la seconda e più potente sarà la forza dell’ancora.

 

 

C’è una cosa che molti sportivi devono avere ben chiara: ancorare un gesto ad un’emozione vincente in un momento cruciale della gara può essere utilizzato anche per fornire risorse e non solo per celebrare un’ottima performance!
E ovviamente ripetere il gesto ancorante in un momento ‘smorto’ del match riprodurrà lo stesso effetto sul nostro sistema nervoso, abbassando così il livello soglia nel quale avviene l’innesco dell’ancora: stabiliamo bene i momenti determinanti di una prestazione.

 

 

Con Passione,

Nicola P.

 

 

 

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