Kaizen Mental Training Blog

E il tempo invece servirebbe vivo…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Adoro quando inizio a collaborare con un nuovo cliente; adoro quando mi presenta il suo modo di pensare, di relazionarsi agli avvenimenti, alle emozioni, alle convinzioni; adoro le storie e più in particolare le modalità con le quali mi vengono presentate. Come sai dai miei articoli precedenti e delle pagine di KMTraining.it, baso il mio lavoro non sui contenuti specifici, bensì sulle caratteristiche linguistiche che utilizzano i miei clienti per ‘mostrarmi le loro mappe’. Trovo molto affascinante questo aspetto della mia professione: lo ammetto, trovo affascinante anche che contrasti con le abituali e classiche, forse meglio dire antiche, tecniche di psicologia clinica, analitica, psicoterapica in genere. Mi piace perché permette di conoscere sempre nuove modalità di rappresentazione del proprio mondo, dell’esclusiva realtà che ognuno di noi vive.
Adoro tutto ciò. E’ sempre qualcosa di unico, di diverso e incomparabile.

 

 

Poi accade qualcosa, di comune questa volta. L’incantesimo termina.
Ma se ne apre subito uno nuovo, straordinario forse ancor più del precedente.
Mentre sono concentrato sulla programmazione che il mio cliente utilizza nella propria neurologia per rappresentarmi e comunicarmi linguisticamente i propri concetti, ecco che subentra l’abitudine appresa (da società, famiglia, amicizie, passato…): il tempo grammaticale.
Incantesimo parte II: gli sguardi, le reazioni e l’incomprensione nei volti dei miei clienti dopo che interrompo loro lo schema che, oramai, purtroppo, sono abituati a ripresentarsi e ripresentare. Ogni cosa, tutto quanto, ogni riferimento, è al tempo passato. Interpretazioni, collegamenti, spiegazioni, rappresentazioni…all’imperfetto, al passato remoto e passato prossimo, participio passato… A mio avviso qualcuno vorrebbe inventare qualche nuovo tempo passato pur di poterlo sfruttare per raccontarsi e raccontarmi che cosa non ‘è andato’, ‘non è stato’, ‘non ha avuto’, ‘ha fatto’, ‘non ha fatto’…!

 

Ci siamo abituati a tentare di cambiare (o ‘volere’ cambiare, per i più determinati) certi aspetti delle nostre vite…ma riferendoci ad esse al tempo passato.
Mi sembra abbastanza logico che, se intendi ottenere un cambiamento, (magari avvalendoti del sostegno di un Mental Coach, e non Psicoterapeuta) la stragrande maggioranza delle volte sia perché non ne puoi più di una certa cosa, o non vuoi più portarla avanti, ti ha stancato e ti fa stare male, o vuoi evitare di ripeterla in futuro. Che sia essa una convinzione, uno stato d’animo, una abitudine, un comportamento, un rapporto, un’incapacità…e via dicendo… Ci siamo?
Quindi, quello che chiedi a te stesso e a me, è di poter smettere di rivivere certe cose.
Queste cose le sai benissimo, le conosci per filo e per segno, sei al corrente di ogni loro aspetto, conseguenza e potenza.

 

 

…e cosa fai? Me le motivi! Ovvero dai loro una spiegazione, una interpretazione. Le giustifichi, le spieghi, le accetti. Insomma: le tieni vive!
Quasi la totalità di noi è portata ad agire così: ha appreso che ‘va fatto così’. Viene automatico anche a te agire in questo modo se ci pensi, non è vero? Diamo quelle che sono le ‘nostre’ spiegazioni a fatti che riguardano ‘altri’ (Hai la sfera di cristallo che sai per quale motivo Tizio faccia così? Come lo sai?), oppure giustifichiamo (altrui o nostri) certi comportamenti sempre e solo al tempo passato (facci caso).

 

 

Quando qualcosa non va come tu vuoi, essa è già passata! E’ finita. L’abbiamo dietro le spalle.
…e come reagisci? Spieghi, interpreti, giustifichi, accetti, (i più fortunati si incazzano).
E poi? E poi cos’è cambiato?
Come potrà andare diversamente la prossima volta? Perché mi pare di capire che se stai male per qualcosa, per qualcuno, o vieni da me per una collaborazione…sia perché ciò che cerchi, ciò che vuoi, E’ ALTRO!
E come pensi di ottenere del ‘altro’ se continui a rivivere e fare rivivere le cose che non accetti più?!?
Anche nei casi (minori) in cui ciò che si intende modificare sia dovuto a qualcosa che si desidera ottenere (raggiungere, diventare), e non solo cessare di attuare, la mappa iniziale dei miei clienti viene estesa sotto forma di ‘voglio questo perchè quest’altro non ha funzionato, non ce l’ho fatta perchè questo è andato storto, non so fare perchè quella volta non ho saputo fare…’ eccetera eccetera…capito cosa voglio dire?

 

Si fa sempre, sempre, sempre, riferimento al passato. Anche e specialmente quando ciò che si vuole modificare è il futuro. Paradossale, no?
L’incanto che mi nasce parte proprio da qui, come ti dicevo: da quando pongo la domanda “E cosa vuoi invece”, “E cosa puoi fare invece?”.
Bocche aperte, sopracciglia arricciate, spalle che indietreggiano, silenzi…
A me non interessa sapere il perchè finora non hai realizzato quel che desideravi, quel che credevi di meritarti; non mi interessa sapere perchè fino ad oggi non sei stato la persona che sai di poter essere; non mi interessa sapere come non hai ottenuto i risultati che avresti voluto ottenere.
Quello lo sai benissimo te. E soprattutto è tutto passato. Non è futuro. Mentre quel che ti interessa, mi pare di capire, è esattamente il futuro.

 

 

E quindi cosa pensi sia più utile? Rifare gli stessi ragionamenti, avere gli stessi perchè, le stesse spiegazioni…oppure iniziare a girare il foglio e trovare una superficie bianca, vuota, sulla quale poter cominciare a scrivere cose nuove? Nuove volontà, nuovi obiettivi, nuovi metodi per realizzare COME ottenerli?
Vuoi qualcosa di nuovo o vuoi sapere perché finora non l’hai avuto?
Vuoi darti la possibilità di sfruttare le nuove opportunità, le nuove conoscenze…o vuoi continuare a camminare girato all’indietro? Tanto in avanti ci vai comunque: guardi l’orizzonte, guardi cosa incontri, o guardi perchè hai inciampato ieri? Il rischio è quello di imparare a fare solo quello perchè magari l’hai già fatto più volte. La possibilità, invece, è quella di iniziare a capire come mettere i piedi per camminare correttamente.

 

 

Con Passione,
Nicola P.

 

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