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L’uomo che siamo trionfa sempre sull’allenatore che vogliamo essere. [Prima Parte]

mourinho

 

 

 

 

 

 

 

La professoressa dell’Università di Stanford Carol Dweck, che da oltre quarant’anni studia in cosa esso consista, ci insegna che la maggior parte delle persone è rigida da questo punto di vista: “Il talento o ce l’hai o non ce l’hai”. Secondo la Dweck, “le persone con una ‘mentalità rigida’ credono che le loro qualità di base, come l’intelligenza o il talento, siano caratteri fissi. Credono di averne in una certa quantità, e basta. Si sforzano continuamente di dimostrare che sono talentuose o intelligenti, che sono vincenti e non perdenti. Si impegnano affinchè nessuno si accorga delle loro mancanze, e si rammaricano se le loro abilità non sono adeguatamente riconosciute”.
Al contrario, le persone con una ‘mentalità di crescita’ sono convinte che le loro qualità basiche possano essere coltivate mediante l’impegno e l’apprendimento. Sono in cerca di esperienze che implichino delle sfide, con l’obiettivo che i loro talenti evolvano a un livello superiore. La chiave è, quindi, considerare il talento in una prospettiva di superamento, miglioramento, sviluppo ed apprendimento. Nelle parole di Carol Dweck: “Le persone con una mentalità di crescitasono migliori come genitori, professori, capi,colleghi ed amici. Sono convinte che ognuno di noi possa crescere e, per questo motivo, riescono meglio anche a stimolare la crescita e l’apprendimento negli altri”.

 

Perchè si dà così poco valore all’impegno? Perchè meno del 20% di noi possiede un’autentica ‘mentalità di crescita’; più dell’80%, invece, assume totalmente o in gran parte la mentalità rigida.
“Quando gli insegnanti o i genitori elogiano l’intelligenza di un bambino invece che le sue strategie o il suo impegno, gli stanno inculcando una mentalità rigida”, Carol Dweck.

 

Il talento o si valorizza o si svaluta, non si mantiene mai costante.
“Mourinho è un allenatore molto presente. Cerca sempre di migliorare e ci sta addosso, correggendo gli errori ed incitandoci quando facciamo bene”, Esteban Granero, Real Madrid.
Ho deciso di metaforizzare questi concetti attraverso la figura di Josè Mourinho, per far rendere ancor di più i concetti e far si che abbiano una rappresentazione vivente e pratica da seguire. Non si tratta, come gli altri miei articoli, di argomentazioni tecniche o di contenuti sportivi. Al contrario, è più un esempio sulle diverse possibilità di cui disponiamo per condurre la nostra vita. Sono sicuro che capirai, alla fine di questo articolo, che non importa se sei genitore, allenatore, professore, imprenditore, studente, sportivo o meno…queste righe riguardano la qualità di vita di ogni essere umano.
E’ dunque indiscusso che quando parliamo di persone intelligenti, parliamo di persone che godono dell’attenzione e fiducia altrui. Potremmo chiamarle ‘leader’. Ma che cos’è un leader? E’ una persona che guida, che conduce. Il termine deriva da colui che apriva un sentiero nel bosco. E dunque, include tre concetti forti: la strategia (sapere in che direzione stiamo andando), la squadra (‘Non c’è squadra senza leader, nè leader senza squadra’) e l’energia (infondere energia, motivare, entusiasmare, fare crescere). In effetti, Josè Mourinho si è distinto in questi tre ambiti.
La leadership, inoltre, è una cosa che deve essere esercitata tutti i giorni, afferma. Non credo abbia torto.

 

Per creare un gruppo autentico, bisogna partire da una visione condivisa. Come ci riesce Josè Mourinho? Ad inizio stagione scrive una lettera ai suoi giocatori, come per esempio quella che consegnò ai giocatori del Chelsea nell’estate 2004. Lettere che contengono espressioni come questa: “Essere campioni deve essere sempre il nostro obiettivo. Un obiettivo quotidiano, una motivazione consistente e permanente, una luce che deve guidare il nostro cammino a partire da adesso.Ogni allenamento, ogni partita, ogni minuto della nostra vita professionale e sociale deve focalizzarsi su questo obiettivo che, ripeto, è NOSTRO”.
Mou si conquista la fiducia dei suoi giocatori, è un artista della comunicazione. Si rivolge sempre al gruppo nella lingua del paese in cui si trova, in modo che i suoi giocatori si adattino più rapidamente al club ed alla cultura. Però, quando parla con un giocatore faccia a faccia, si rivolge a lui nella sua lingua madre. La sua abilità di legare con i giocatori è 50% psicologica e 50% linguistica.
Quando chiesero a Jorge Costa (capitano del Porto all’epoca di Josè) della realzione che l’allenatore portoghese instaura con i suoi giocatori, egli rispose in modo chiaro e conciso: “Come fa? Non lo so, si sente…”. L’effetto attraverso l’affetto.

 

Fra le sue qualità come allenatore, in Mourinho spicca senza dubbio quella di saper fare gruppo. Mentre altre società, o altre realtà, hanno fiducia nelle grandi individualità, per Mourinho l’affiatamento e la coscienza collettiva sono fondamentali. “Sono un grande difensore dello spirito di squadra. Guarderò tutti i miei giocatori allo stesso modo, perchè i trofei li vincono le squadre”.
Il portoghese, come tutti i grandi allenatori, conferisce ai suoi allenamenti un’importanza cruciale. La differenza tra lui e gli altri risiede proprio nella sua metodologia di allenamento, nella quale il pallone è assoluto protagonista e la specificità è il principio più importante. Quello che si pretende, e si realizza, negli allenamenti è che tutti i giocatori rispondano in maniera identica di fronte ad un problema di gioco. L’obiettivo è cercare di mantenere il massimo livello di rendimento, per raggiungere così il massimo livello di prestazioni. Negli allenamenti lo staff non si separa da Mourinho; prima di cominciare, si ripassano la seduta nei dettagli affinchè ci sia coordinazione perfetta tra tutti, in modo da ripercuotersi sui giocatori e sul buon funzionamento di ogni esercizio.
“Lavoro con i giocatori giornalmente e so che quelli che si impegnano al massimo sono in condizione di far bene, mentre quelli che non lavorano bene non sono in grado di giocare bene. Si gioca come si lavora, e posso dirlo in faccia ad ogni giocatore.”, Josè Mourinho.

 

Lo Special One dà la priorità all’intensità rispetto alla quantità, non allunga i tempi di allenamento e, per questo, non permette ai giocatori di rilassarsi o di calare l’intensità durante esercizi nei quali si gioca con lo spazio, il tempo, il numero di giocatori e le regole. Per fare questo, il cronometro è uno strumento imprenscindibile nelle sue sessioni. E’ molto importante che il completamento degli esercizi non oltrepassi i limiti temporali stabiliti e Mourinho è sempre molto attento a questo aspetto dell’allenamento.
La presenza costante del pallone e la breve durata degli allenamenti sono un incentivo per i giocatori, dal momento che permettono loro di realizzare tutti gli esercizi con la massima intensità e con grande motivazione.
Per Marcelo, “con Mourinho gli allenamenti sono sempre al massimo, se ci alleniamo così anche nelle partite giochiamo al massimo”. Cristiano Ronaldo pensa che “i suoi allenamenti sono spettacolari”.

 

Josè Mourinho è un mago nel saper gestire il talento dei suoi giocatori per ottenere una vittoria. Questo perchè sa che il talento è sia capacità (elemento stabile) sia impegno (elemento più dinamico), e perchè mette in pratica questa idea. L’impegno ha a che fare con l’energia che le persone mettono in quello che fanno, ed è la conseguenza del loro grado di motivazione.

(la prima parte termina qui…)
Con Passione,
Nicola P.

 

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