Kaizen Mental Training Blog

Voce del verbo: ‘Ansiare’.

 

 

 

 

 

 

 

Rimango ogni volta stupito da quanto spesso utilizziamo espressioni come ‘Mi fa venire l’ansia!’, ‘Che angoscia che mi da fare questo!’, ‘Ho una rabbia!’, ‘Ho perso la fiducia in…’, ‘Andiamo senza paura’…e via dicendo. Rimango stupito perché nessuno ci ha mai illustrato come utilizzare l’unica cosa di cui tutti facciamo uso, di cui tutti disponiamo e della quale nessuno può fare a meno: il linguaggio. Tutti noi comunichiamo, tutti noi ‘parliamo’ in qualche modo e ci esprimiamo; con noi stessi e con gli altri. Anche il silenzio ha un suo significato, se te lo stai chiedendo. Possiamo urlare, strillare, ammutolirci, usare un linguaggio forbito, grezzo, ma non possiamo non comunicare! Ovviamente gli effetti più diretti li abbiamo quando parliamo a noi stessi, quando ragioniamo: la Programmazione Neuro Linguistica, alla quale dedicherò i prossimi articoli (per imparare insieme a te i benefici e sfruttare le opportunità che ci regala sapere tradurre il mondo, dentro di noi e esterno a  noi), denomina questo processo Dialogo Interno. Siamo in costante comunicazione con noi stessi, attraverso i nostri ragionamenti, le traduzioni ed i significati che diamo agli eventi che viviamo quotidianamente, dai più ai meno importanti.

 

 

Saperli riconoscere e volgere a nostro vantaggio sarà l’argomento dei prossimi articoli per l’area Miglioramento Personale del Blog K.M.T.
Riflettici un istante: quante volte ti capita di pensare o di esprimere frasi come quelle che ho citato poco fa? In un giorno succede qualche volta vero? In una settimana? In un mese un sacco di volte immagino! Se poi ci soffermiamo nei vari ambiti della vita, si moltiplicano: sul lavoro quante volte pensi ‘Quella cosa/quel collega mi mette un’ansia!’…capita a tutti, non ti preoccupare! Il mio augurio è che dopo questi articoli tu possa stare meglio e abbia l’opportunità di far stare meglio anche le persone a te vicine.
Saranno articoli brevi, facili e intuitivi: nulla di scolastico, nulla di mnemonico, nulla di teorico.

 

 

 

Quando ti capita di pensare fra te e te, o di dire a qualcuno, una delle frasi elencate poche righe fa, chiediti:

 

“Posso mettere l’ansia, l’angoscia, la rabbia, la fiducia, la paura, ecc…in un cassetto?”
“Posso vedere l’ansia? Che forma ha nello specifico? Quanto pesa esattamente? Ha un colore?”

 

Se la risposta è “No” allora sei sulla strada giusta per non prendere l’infermità mentale! Scherzo ovviamente! Ti invito comunque a ragionare sulle domande da farti.
Nel caso fossi nel mio studio, con me presente quindi, ti chiederei anche:

“Me la puoi prestare un secondo? Voglio solo tenerla in mano un attimo e sentire quanto è fredda o calda l’ansia, la guardo un istante, e te la ridò! Non la rovino, tranquillo. Solo un secondo.”

 

 

Cosa faresti? Potresti ‘prestarmela’?

 

 

Purtroppo, ancora una volta, la società, ci ha abituato a ripetere gli stessi schemi, a compiere le solite traduzioni del mondo e a ripeterle: ci siamo convinti e fossilizzati a trattare queste ‘Nominalizzazioni’ (dalla P.N.L.) come se avessero vita propria, come se fossero creature viventi, con addirittura un nome proprio con il quale chiamarle! Miss Ansia, Signora Angoscia, Signorina Rabbia, Madam Fiducia e Lady Paura!
In realtà esse non esistono! Non hanno nessun peso, nessuna forma, nessuna temperatura, nessuna vita propria, nessuna quantità misurabile! Non sono ricette di cucina che si usano ‘quanto basta’: un pizzico di ansia, un litro di paura e mezz’etto di fiducia. Togliamoci dalla testa la possibilità di trattarle come cose vere! A volte mi capita di utilizzare un po’ di fantasia e compiere il processo inverso: dare una sorta di vita propria a degli avvenimenti, a te capita mai? L’altra sera ero con amici e volevamo uscire per bere qualcosa tutti insieme e fare quattro chiacchiere. Al posto di dire: “Ragazzi vi va di uscire e andare a berci una birra tutti insieme?”, ho detto “Andiamo a birrare?”. Non esiste alcun termine in italiano corretto che sostenga questo termine! Lo so. L’idea però viene data comunque: essendo la birra una cosa tangibile, visibile, misurabile, concreta…ci si arriva a capire il senso del termine! In più tutti beviamo la birra nello stesso modo: si prende un bicchiere, se ne versa la quantità desiderata e la si beve. Fine.
L’esercizio, se così posso chiamarlo, di rappresentare una situazione (uscire con amici a bere una birra) mi capita anche per quanto riguarda queste ‘nominalizzazioni’: qualcuno di voi ha mai sentito dire, o letto su qualche Zingarelli, voce del verbo ‘ANSIARE’ per descrivere il processo in cui ad una persona capita qualcosa che gli faccia accorciare il respiro, provare paura per un periodo più o meno intenso e duraturo (che può essere connessa o meno a uno stimolo specifico immediatamente individuabile – interno o esterno), ovvero dunque una mancata risposta di adattamento dell’organismo a una qualunque determinata e soggettiva fonte di stress per l’individuo stesso?
Vale lo stesso per ‘ansiante’, ad esempio…l’hai mai sentito dire o letto?
Non sono cose reali, quindi immagino di no.

 

 

 

Eppure, molto più spesso di quanto crediamo, trattiamo questi stati come reali, considerandoli quindi veri, concreti, operativi e operanti. Magari lo facciamo 5-10-30 volte, e il gioco è fatto. Siamo convinti di vivere un qualcosa che in realtà è solamente, appunto, un NOME.

 

 

Con Passione,

Nicola P.

 

 

 

 

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