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La mentalità Kaizen: Rafael Nadal.

Ci siamo abituati, e ci stiamo abituando, a esternare i nostri stati d’animo, le nostre difficoltà e (in misura minore, perchè le gioie sono meno affascinanti delle ‘sconfitte’, per molti) i nostri successi con una velocità tale che, a volte, ci dimentichiamo come dobbiamo affrontare ogni risultato che produciamo, positivo o negativo che sia. Non mi stancherò mai di ripetere quanto il tuo modo di reagire e di vivere un avvenimento (interno o esterno che sia) determini la qualità del tuo futuro.

 

 

La nota dolente è che esponendosi regolarmente in seguito agli eventi più importanti, si finisce per anteporre il giudizio degli altri al proprio: e così facendo si sbiadisce molto quella che è la propria valutazione e vengono ad indebolirsi gli obiettivi prefissati. Si perde, cioè, la bussola personale.

A chi non è capitato di essere sconfitto? A chi non è successo di vedersi superare in quella che era la sua specialità? Gli avversari, nella vita e nello sport, servono esattamente a questo: ci servono per mantenere aggiornato il nostro gioco, la nostra strategia e le nostre abilità; per chi dispone di un obiettivo più complessivo, e non la singola prestazione, il singolo match o il singolo evento, gli avversari e le sconfitte servono esattamente a migliorare, volta per volta, mese dopo mese, abilità dopo abilità, il proprio gioco.

Questo lo sa bene Rafel Nadal: fin da piccolo si allena e si migliora per colmare il gap tecnico che lo separa dai top player. La qualità migliore e maggiore dello spagnolo è esattamente questa: lui si migliora, sempre. Rafa voleva fare il calciatore. Rafa non ha propio il fisico del tennista. Rafa dipende molto dal fisico, e questo lo fa dipendere molto dagli infortuni. Rafa vive nell’epoca tennistica di Federer, Djokovic e Murray. Difficile trovarne altri 4 così, contemporaneamente, in passato.

Dopo i primi grandi successi, a 20 anni di età, Nadal è stato schiacciato dal più tecnico dei tennisti di ogni epoca, Federer. Pensa alla batosta: anni e anni di allenamenti, sacrifici, sforzi…finalmente arrivi nel top 5 mondiali, e ti becchi sua maestà Roger. Nadal ha pianto dopo certe botte, lo ammette lui stesso. Il divario c’era, ed era giusto che ci fosse. Inutile dire il contrario.

Qui Rafa aveva due strade: o si adagiava ad essere numero 2, accettava il gap, vivendo benissimo comunque (ma nell’ombra dello svizzero), oppure decideva di provare a credere di poter migliorare ulteriormente, arrivando ad un gioco più evoluto che inglobasse gli aggiornamenti richiesti per elevare ulteriormente il proprio potenziale.

Perchè Nadal è il mio sportivo preferito? Perchè svolge da ‘marchio’ di Kaizen Mental Training? Perchè è l’esempio perfetto di atteggiamento mentale vincente: essendo né fisicamente, né tecnicamente un vero e proprio talento, ha costruito la carriera sull’arma più importante di tutte, quella che fa la differenza, quella che gestisce tecnica e fisico. Ovvero la preparazione mentale. Lui stesso lo afferma (e molti altri campioni dello sport con lui):
Il 90% del mio gioco è mentale: è la concentrazione che mi ha portato così lontano”. Ha allenato la psicologia più di chiunque altro: concentrazione, dialogo interno, abitudini, obiettivi, ambiente, convinzioni, identità, capacità, resilienza sono stati i punti di riferimento per il lavoro che porta avanti da quando aveva 11 anni: migliorarsi sempre di più. A volte ammetteva: “Quando Federer gioca così puoi solo aspettare che si fermi,perchè si fermerà, e farti trovare pronto”. Credi che sia facile mettere in atto questo pensiero? Un punto basilare della Psicologia in Kaizen Mental Training riguarda esattamente questo aspetto: non si lavora mai paragonandosi agli altri. Non puoi gestire il TUO gioco se lo paragoni a quello di un altro. Ti deconcentra. Giochi il SUO. E’ di fondamentale importanza che l’unico indice di paragone sia con te stesso. Sulle tue capacità, sulle tue potenzialità. E questo ha fatto in questi casi Nadal. Se si fosse paragonato al gioco di Federer, credi che ne sarebbe mai uscito? Dubito. Ha scelto di migliorare il proprio sulle accortezze che erano necessarie per arrivare a scontrarsi al meglio con lo svizzero. La resistenza che ha Nadal è devastante. Resiste e si fa trovare pronto.
“Resistere significa accettare. Accettare le cose come sono e non come vorremmo che fossero, e poi guardare oltre, non indietro.”

 

 

Inoltre Nadal ha fatto quello che molti non hanno il coraggio, la determinazione e la volontà di fare: ha lavorato su sé stesso, ha investito tempo, ha sofferto, ha cercato le aree in cui evolvere il proprio gioco (il servizio, l’adattamento al cemento dopo essere stato etichettato come rossista ad esempio) e…ha dimostrato a sé stesso di Potere.

“Il fatto che Federer stesse vincendo il primo game del set lasciandomi a zero, servendo e sparando dritti vincenti con la fermezza di chi non è assolutamente disposto a rinunciare alla battaglia, in realtà aumentò la mia concentrazione, facendomi ricordare che essere in vantaggio non significava nulla, che tutto stava nel vincere sul lungo termine.”

Non ha perso tempo in esternazioni dispiaciute, in codarde rassegnazioni o chissà quali scuse a volte si leggono in giro quando non si sa in cosa credere se non nelle circostanze. Il frutto di questo estenuante lavoro è stato che lo svizzero è stato messo alle spalle. Il numero 1 del ranking ATP è volato in Spagna per moltissime settimane. Nessuno ci avrebbe creduto, nessuno tranne lui.

Pochissimi anni dopo, si è ripresentato il medesimo problema: un nuovo avversario lo ha messo in difficoltà. Sto parlando di Djokovic: il serbo aveva il gioco perfetto per battere Nadal. E infatti per molte finali lo ha battuto. Hai mai sentito Nadal lamentarsi? Oppure utilizzare le sconfitte per adagiarsi e credere che più di così non potesse fare? Anche qui, no.
Contemporaneamente ad un mix di infortuni molto scomodi, ha continuato a lavorare (su sé stesso, per battere Nole; è importante). A dimostrare quell’intelligenza sportiva e quell’umiltà che oggigiorno in troppi ragazzini, purtroppo, non vedo.
Diciamocela chiara: sia con Federer sia con Djokovic non vinceva.

Ha mai trasalito nei momenti in cui, in finale, veniva sconfitto?
Ha mai mosso scuse?
Nei mesi di lavoro in cui non si vedeva più nel circuito, ha mai esternato qualcosa?
No.

E viceversa, nelle grandi vittorie ha mai perso la testa dalla gioia durante la partita?
Ha avuto comportamenti eclatanti verso qualche direzione?
No.

 

“Comprendere l’importanza dell’umiltà significa comprendere l’importanza di essere in uno stato di massima concentrazione nelle fasi cruciali di una partita, sapere che non sarai eliminato o che non vincerai solo grazie al talento ricevuto da Dio. Nel tennis, il risultato dipende meno dalla bravura in generale di un giocatore che dai punti messi a segno nei momenti decisivi. Per questo è uno sport psicologico, ed è per questo che non devi mai lasciare che la vittoria ti dia alla testa. E’ la prova di come le partite di tennis dipendano dai punti importanti, di come la differenza tra vittoria e sconfitta consista non tanto in un’abilità innata o nella forza fisica, quanto in quella psicologica.”

Lavoro su se stessi, convinzioni sulle proprie capacità, abilità nel non farsi deconcentrare né dai punti persi, né da quelli vinti, concentrazione e volontà di realizzazione dei propri obiettivi, umiltà. In due parole: Rafael Nadal.

Con Passione,
NicolaP.

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