Kaizen Mental Training Blog

Il talento: come coltivarlo, sfruttarlo e arricchirlo.

Scopri come ti rapporti alla più innata delle qualità che ognuno di noi possiede: il talento sta nelle scelte.

“Vivere in compagnia del talento è come avere un amico esigente, uno che ti aiuta ma non smette mai di chiedere.
Se hai talento, sei obbligato a dimostrarlo. Sempre.”

Alessandro Del Piero

 

 

 

 

 

 

E’ appurato che investire nel proprio talento sia l’attività più redditizia che esista. Uno studio della Federal Reserve Bank ha stimato che l’investimento sullo sviluppo del talento produce un ritorno economico del 26% annuo; sempre a proposito del talento, il premio Nobel per l’economia James Heckman ha insistito sull’esistenza dei ‘circoli virtuosi’ (apprendere sempre di più) e ‘circoli viziosi’ (svalutare costantemente il talento), sottolineando che buona parte delle disuguaglianze (salariali, economiche, sociali) derivano da differenze nell’apprendimento. Raghuram Rajan, che è stato capo economista del Fondo Monetario Internazionale dal 2003 al 2007, assicura che nell’attuale fase di sviluppo tecnologico e di globalizzazione è impossibile raggiungere un alto tenore di vita senza possedere grandi capacità.

 

La professoressa dell’Università di Stanford Carol Dwek, che da oltre quarant’anni studia in che cosa esso consista, ci insegna che la maggior parte delle persone è rigida da questo punto di vista: “Il talento o ce l’hai, o non ce l’hai”. Personalmente aggiungo anche il concetto a noi tutti comune, soprattutto in quest’ultimo periodo, che spesso udiamo o peggio ancora del quale siamo convinti: “Io sono fatto così”. Quante volte l’hai pensato o l’hai sentito dire? Io credo moltissime, e credo troppe! Pensiamoci insieme qualche istante: se ti chiedessi di ricordare chi fossi 3-5-10 anni fa e quali caratteristiche, capacità, convinzioni avessi (su te stesso/stessa in particolare) nel 2005 ad esempio, sono certo che non fossi e non fossero le stesse di oggi. Cosa possiamo apprendere da ciò? Non siamo fatti di pietra. Non siamo scalfiti nella roccia e immodificabili. Ora non usiamo più, come ai tempi dell’Impero Romano, scrivere sulla pietra escludendo ogni possibilità di correzione: ora possiamo usare le gomme e riscrivere, migliorandolo, quello che avevamo appena espresso.

 

Ritengo un grosso errore tramandato dalla società d’oggi quello di farci pensare in termini così limitati e soprattutto limitanti. Alzi la mano chi è la stessa persona che era 10 anni fa. Quindi per quale motivo dovremmo convincerci che ‘Io sono fatto così’ (linguisticamente, esprimendo questa convinzione, escludiamo ogni possibile altra eventualità di cambiamento o modifica)? Che vantaggio ci da? Certo, dobbiamo sempre ricordarci di quali capacità disponiamo e come siamo arrivati ad essere la persona che siamo oggi…E nello stesso momento tenere presente che come abbiamo imparato a essere così oggi, domani possiamo e dobbiamo imparare ad essere anche altro. Di più, meglio e come più riteniamo congruente con i nostri obiettivi. Ricordi la capacità a nostra disposizione più importante di tutte, nonché la forza che determina la qualità della tua vita?

 

Si tratta della mentalità Kaizen, una mentalità che non mette mai la parola fine alle tue possibilità di crescita e di miglioramento. Al contrario di una macchina, l’essere umano dispone dell’intelligenza necessaria ad apprendere COME poter migliorare da ogni esperienza e partendo dalle proprie qualità attuali.  Impariamo ad usare la parola ‘Finora‘: “Io sono fatto così, finora” e lasciamoci sempre lo spazio e le possibilità di crescere e migliorarci. Non siamo robot, non siamo topi in gabbia. Disponiamo di tutti gli elementi per far sì che attraverso le nostre capacità attuali, e gli obiettivi che intendiamo realizzare, possiamo fare della nostra vita la migliore impresa mai realizzata, finora.

 

Le qualità, dicevo; e il talento è indubbiamente la qualità più importante, quella dalla quale partire e porre le basi. La mentalità limitante (e limitata) prevede una sorta di rigidità (‘Io sono fatto così’; ‘Il talento o ce l’hai, o non ce l’hai’) che induce l’essere umano a ragionare ricordandosi che qualità di base come l’intelligenza o il talento siano caratteri fissi. Queste persone credono di averne in una certa quantità e basta. Si sforzano continuamente di dimostrare che sono intelligenti o talentuose, che sono vincenti e non perdenti. Si impegnano affinché nessuno si accorga delle loro mancanze, e si rammaricano se le loro abilità non vengono adeguatamente riconosciute. Quanto pensi che dia sicurezza di se questo approccio alla vita?

 

Al contrario, le persone con una mentalità di crescita, una mentalità Kaizen, sono convinte che le loro qualità basiche possano essere coltivate mediante l’impegno e l’apprendimento. Sono in cerca di esperienze che implichino delle sfide, con l’obiettivo che i loro talenti evolvano ad un livello superiore.  La chiave è , quindi, considerare il talento in una prospettiva di superamento, miglioramento, sviluppo, apprendimento. Nelle parole di Carl Dwek: ” Le persone con una ‘mentalità di crescita’ sono migliori come genitori, professori, capi, colleghi, amici, sportivi. Sono convinte che ognuno di noi possa crescere e, per questo motivo, riescono meglio anche a stimolare la crescita e l’apprendimento negli altri.”

Perchè si da poco valore all’impegno?
Perchè meno del 20% di noi possiede un’autentica ‘mentalità di crescita’; più dell’80%, invece, assume totalmente o in gran parte la ‘mentalità rigida’.
Il talento o si valorizza o si svaluta, non si mantiene mai costante. 

 

E tu? Che mentalità possiedi? Su quali convinzioni agisci nelle tue giornate? Da che motiv-azioni trai spunto per programmare i tuoi obiettivi?
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Con Passione,

Nicola P.



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